Il Tavernello. L’ultimo spot

Pubblicità mitizzanti

vinoestoria

Ciò che mi accingo a realizzare è un’analisi dell’ultimo spot televisivo del Tavernello: farò, a tal proposito, dei riferimenti specifici ad alcune teorie semiologiche, storiche e filosofiche il cui esito finale non può che essere politico. Mi preme aggiungere che questo livello di valutazione non presuppone in alcun modo un giudizio moralistico nei confronti dello spot in questione né, tanto meno, un parere estetico che lascio volentieri al gusto di ognuno. La regia e la fotografia dello spot sono opera del fotoreporter Fabio Bucciarelli (già vincitore del Robert Capa World Medal) e del fotografo Stefano Morcaldo, mentre la campagna è stata ideata da Lorenzo Marini Group.

Lo spot si presenta come una successione di fotografie in movimento: non vi è soltanto un passaggio da una foto all’altra in maniera sequenziale, ma ogni singola foto viene raccontata con un focus differente. L’obiettivo si allarga e si restringe all’interno dello stesso…

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I Wine Box avranno successo anche in Italia?

Una idea innovativa fuori dagli schemi

vinocondiviso.it

Dopo un discreto successo in altri Paesi a partire dalla Francia, da qualche tempo anche in Italia c’è una nuova modalità per comprare vino e costruirsi la propria cantina. Sto parlando dei Wine Box.

I Wine Box sono degli abbonamenti, generalmente mensili, che permettono agli enofili di ricevere del vino in base alle scelte ed alle preferenze dei loro promotori.

Ma come funziona esattamente?

Per spiegartelo faccio ricorso ad un caso concreto che ho avuto modo di approfondire. Si tratta della recentissima iniziativa di Sommelier Wine Box che, dopo l’ormai consueta campagna di crowdfunding, è partita a spedire le prime bottiglie. L’appassionato può abbonarsi a consegne mensili di 3 bottiglie. L’abbonamento ha una durata variabile a partire da un solo mese fino a 6 mesi. Le opzioni di scelta, di differente prezzo, sono due: entusiasta (35 € al mese) o esperto (60 €). La scelte delle bottiglie è fatta…

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Ecco i primi dati frutto dei registri dematerializzati:Cantina Italia, bollettino n°1

I dati sono stati pubblicati sul sito del Mipaaf in questi giorni (link al sito) e ci descrivono , seppur con le dovute precisazioni, lo stato delle giacenze italiane. Tale fotografia dunque non tiene conto di tutte le realtà esonerate dalla tenuta dei registri di cantina (tema approfondito nella sezione “Legis” di questo sito), ma è in grado di fornire un primo punto di partenza concreto (perché basato su dati reali e non su stime) per “monitorare” lo stato di salute del sistema produttivo italiano. Dai dati si evince che circa la metà delle giacenze (vedi grafico 1) è costituita da vini a DOP, segno inequivocabile della forte tendenza italiana a produrre vini di qualità. I vini IGP rappresentano circa un terzo del totale (28%) mentre i vini senza DOP/IGP sono al 22%. Solo l’1% dei vini è costituito da vini varietali.Grafico 1 giacenze

Riguardo al colore dei vini DOP in giacenza (grafico 2), sono i vini rossi ad essere maggioritari (53%), seppur con uno scarto non molto marcato rispetto ai vini bianchi. I rosati rappresentano una nicchia dell’1%.Grafico 2 DOP

Analizzando invece le giacenze dei vini a IGP in base al colore (grafico 3), è ben evidente il peso maggiore dei vini rossi  (56%) rispetto ai vini bianchi, ed una percentuale che possiamo definire interessante dei vini rosati.Grafico 3 IGP

Nei prossimi giorni analizzeremo con maggiore dettaglio i vini a DOP e IGP con un focus specifico sulle denominazioni.